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Addio mouse e schermi tattili. Ecco i bracciali smart di Facebook

Un futuro senza smartphone, un mondo popolato di ologrammi piovuti dal Web con i quali si interagisce grazie a due bracciali smart che sembrano esser usciti da un film della Marvel. Facebook per la prima volta apre i suoi Reality Labs e mostra il progetto avveniristico con il quale intende mandare in pensione mouse, tastiere e schermi tattili. “Ogni grande rivoluzione tecnologica è cominciata ripensando a come interagiamo con il digitale, iniziando dall’invenzione del mouse nel 1968 da parte di Doug Engelbart”, racconta Mike Schroepfer, Chief Technology Officer (Cto) di Facebook, colui che in seno al social network gestisce e progetta tutte le innovazioni che la sua azienda impiega o impiegherà in futuro. “E noi pensiamo che sia arrivato il momento di pensare alla prossima grande svolta”.

Addio mouse, tastiere e smartphone. Ecco i bracciali smart di Facebook

Il nuovo universo. Lo ‘human-computer interaction’ (Hci), parte dall’idea che nel giro di alcuni anni tutti indosseremo degli occhiali con lenti capaci di sovrapporre a quel che ci circonda immagini tridimensionali e informazioni provenienti dall’universo digitale. La cosiddetta realtà aumentata (Ar), sogno che potremmo definire antico ormai, che anche i Google Glass tentarono di rendere presente nel 2013 con poca fortuna, e sulla quale stanno lavorando in forma diversa da Microsoft ad Apple. La prima con il visore Hololens, che è già alla seconda versione, la seconda con un apparecchio dello stesso tipo che dovrebbe essere annunciato nel 2022 e un paio di occhiali per il 2025. Senza dimenticare poi altri apparecchi simili come Magic Leap.

Immaginate quindi di poter visualizzare, attraverso dispositivi del genere, uno schermo ovunque voi siate per navigare sulla Rete o vedere serie e film, di consultare online le caratteristiche dei cibi che state acquistando al supermercato semplicemente guardandoli o di confrontarne i prezzi, di avere in sovraimpressione le indicazioni stradali per raggiungere un certo luogo mentre siete per strada, di giocare con videogame che prendono vita nell’ambiente che vi circonda. Il problema è come interagire con tutto ciò non avendo né mouse né tastiera e tanto meno uno schermo tattile. Di qui i bracciali immaginati da Facebook.

“Affinché la realtà aumentata diventi veramente onnipresente, è necessaria una tecnologia che sia così intuitiva da usare da diventare un’estensione del nostro corpo”, afferma Michael Abrash, fra i ricercatori di punta dei Reality Labs. “Quindi abbiamo dovuto inventare un tipo di interfaccia completamente nuovo, che metta le persone al centro di questa nuova esperienza”.

I bracciali in contatto con la mente. Dotati di videocamere e gestiti da intelligenza artificiale, useranno dei sensori per tradurre gli impulsi elettrici dei motoneuroni trasmessi dal midollo spinale al polso fino alla mano in comandi. Comandi che poi verranno utilizzati per controllare gli elementi digitali che abbiamo davanti. In questo modo, saltando il passaggio dato da una tastiera tradizionale o da uno schermo tattile, il livello di interazione è da un lato più veloce e dall’altro altamente personalizzabile e adattabile secondo le situazioni.

Secondo Facebook i segnali che passano dal polso sono talmente chiari che è possibile dedurre i movimenti minimi delle dita, anche solo di un millimetro. Potrebbe essere addirittura possibile percepire solo l’intenzione di muovere un dito e grazie all’intelligenza artificiale avere nel tempo algoritmi predittivi che anticipano le nostre intenzioni rendendo i bracciali ancor più precisi.

Una tastiera su misura. Prendete ad esempio la tastiera tradizionale, della qwerty, inventata 150 anni fa. Al suo posto potremmo avere una tastiera virtuale da visualizzare dove vogliamo che impari e si adatti nel tempo allo stile di digitazione unico di ciascuno. Si avrebbe così una tastiera che si plasma lentamente su di noi, più veloce di qualunque interfaccia di digitazione meccanica e sempre a disposizione.

“Ciò che stiamo cercando di fare con le interfacce neurali è consentire alle persone il controllo diretto della macchina grazie ai segnali del sistema nervoso periferico, ossia dei nervi al di fuori del cervello responsabili del movimento delle mani e delle dita”, afferma Thomas Reardon, direttore della divisione Neuromotor Interfaces dei Facebook Reality Labs. “Non si tratta di leggere la mente delle persone, ma di poter tradurre molti più pensieri in comandi da trasferire al mondo digitale. È un modo molto più rapido di agire”. Nei laboratori avanzati del social network ci si spinge fino a sostenere che in questa maniera si potrebbe ridare l’uso delle dita, nel mondo digitale quantomeno, anche a chi non le ha dalla nascita o le ha perse. O ancora che una persona potrebbe aggiungerne alcune alla propria mano virtuale gestendole con la sola intenzione.

Il click intelligente. Ma nella maggior parte dei casi, il comando sarà uno solo. Un’unica interazione, l’unire pollice e indice, che si trasformerà in quello che i ricercatori chiamano “click intelligente”. Interpretando le intenzioni di chi li indossa, i bracciali dovrebbero essere in grado di trasformare questo semplice gesto nell’azione necessaria da compiere in ogni diversa situazione e contesto con un certo tipo di contenuto. Dall’afferrare allo spostare, dall’aprire al selezionare. Comporta una capacità di calcolo non indifferente. Anche Microsoft impiega un sistema simile per i suoi Hololens che però non sempre funziona a dovere considerando le varianti possibili.

Il mondo del tatto. Ma non c’è solo questo, perché i bracciali di Facebook simuleranno perfino il senso del tatto. Nulla a che spartire con le attuali interfacce aptiche, quei dispositivi come il controller della PlayStation 5 della Sony capaci di trasmettere vibrazioni di diverso tipo secondo quel che accade nel videogame. “Nel tatto c’è una enorme complessità che viene sottovalutata rispetto alla vista e all’udito”, sottolinea Nicholas Colonnese, parte del gruppo di ricerca. “Sono quattro anni che studiamo e proviamo sistemi per riprodurlo con l’idea di arrivare ad avere una tecnologia capace di codificare una grande varietà di sensazioni come la durezza di un oggetto, la grana della superficie, la temperatura, la forma”.

Dalla fantascienza alla realtà, per creare un nuovo mercato di massa. A quanto pare Facebook sta seriamente lavorando per superare quanto immaginato da William Gibson in romanzi come Johnny Mnemonic. I bracciali che sta sviluppando sembrano essere una versione avanzata dei guanti per la realtà virtuale che hanno popolato libri e film negli ultimi trent’anni. E di sicuro sono solo un tassello del puzzle che prevede di certo anche degli occhiali e una piattaforma software, un app store se preferite, per i servizi digitali. Evoluzione di quello che Facebook ha già per il visore Oculus.

Sullo sfondo l’idea di superare lo smartphone, mercato nel quale Facebook non è mai riuscita ad entrare con un suo apparecchio, e che ormai dal 2018 flette quasi ovunque dopo una decade passata ad infrangere un record di vendite dopo l’altro.

I pericoli. “Siamo ad una fase iniziale”, mette le mani avanti Mike Schroepfer. “Non c’è una data precisa di lancio, si parla comunque di anni. Ma prima di allora volevamo mostrare quel che stiamo facendo per avviare anche un confronto sui vantaggi, i possibili rischi, le implicazioni etiche”.

 

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