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Il gps che s’indossa per aiutare le persone autistiche

Lug 21, 2020

 

L’idea viene ancora una volta dallo scrittore e conduttore Gianluca Nicoletti, che ha fatto dell’essere padre di un figlio autistico una opportunità per sostenere le famiglie come la sua. Dopo il sistema per segnalare chi occupa abusivamente un posto auto per portatori di handicap, Nicoletti ha messo insieme ricercatori e finanziatori per studiare un localizzatore per ridurre il rischio di scomparsa delle persone con autismo. “Tra le angosce più dolorose che appesantiscono ogni giorno della vita di chi abbia in carico un figlio autistico”, dice Nicoletti, “prevale l’idea che possa trovarsi solo e perduto in un mondo ostile e irriconoscibile. Conosco per esperienza personale questa preoccupazione e avevo da anni il proposito di contribuire alla realizzazione di un dispositivo elettronico specifico. Finalmente, anche grazie al supporto di Fondazione Vodafone che da subito ha creduto nel progetto, vedo la possibilità concreta di realizzare il primo vero ‘ausilio tecnologico’ studiato appositamente per dare maggiore sicurezza di movimento e quindi facilitare l’autonomia e l’inclusione sociale delle persone autistiche».

Al progetto lavora un gruppo di esperti formato da medici, psicologi, educatori, informatici e designer, una multidisciplinarietà indispensabile per realizzare un dispositivo facile da indossare per persone che possono essere infastidite anche da oggetti e indumenti di uso comune ed efficiente nell’avvisare subito chi deve prendersene cura. Dice Marinella Soldi, presidente di Fondazione Vodafone Italia: “Il fenomeno della scomparsa di persone con autismo è molto diffuso. Gli studi concordano sul fatto che si tratti di un rischio concreto che queste persone e le loro famiglie devono affrontare. Siamo felici di sostenere un progetto unico che, mettendo la tecnologia al servizio di un’esigenza reale, porterà un beneficio concreto nella qualità della vita delle persone e delle loro famiglie”.

La presentazione dei primi due prototipi del progetto è prevista per settembre, seguirà poi una fase di sperimentazione sul campo per perfezionare il prodotto. “Questa tipologia di dispositivo può dare un grande contributo anche nel supporto di persone con altre patologie, come l’Alzheimer”, anticipa Nicoletti, “ma ne studiamo l’applicazione con un protocollo che preveda la formazione delle persone deputate alla sorveglianza delle persone che lo indosseranno”.

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